Un ricordo di Sinisa Mihajlovic

Un ricordo di Sinisa Mihajlovic

Anche ODI TURRO piange la prematura scomparsa di Sinisa Mihajlovic.
Era uno di noi; avevamo avuto la fortuna di incontrarlo con i nostri ragazzi la sera del 13 dicembre 2015, quando allora era allenatore del Milan.
Fu una serata bellissima per tutti: ragazzi, genitori, allenatori, di quelle che non si possono dimenticare. Abbiamo chiesto al nostro amico Massimiliano Nebuloni, giornalista di Sky Sport, che aveva organizzato la serata, di ricordarlo per noi.


Sinisa Mihajlovic era una persona speciale. É stato un fortissimo giocatore prima e un bravo allenatore poi. Ma era, prima di tutto, un uomo perbene.
L’ondata di affetto ricevuto durante la malattia e nelle ore successive la notizia della morte, é la dimostrazione concreta di come abbia seminato nel corso della sua breve ma intensissima esistenza.
Cominciai a seguire l’Inter per Sky nell’estate 2004, quella in cui Sinisa approdò all’Inter, ultima tappa di una lunga e gloriosa carriera.
E nonostante avesse fama da duro con un carattere ruvido, era un ragazzo disponibile e aperto al dialogo. Nacque un bel rapporto, cresciuto negli anni, e alimentato da fiducia reciproca.
Sono tanti gli aneddoti cui ho ripensato in questi giorni di immensa tristezza. Dai messaggi sul possibile approdo all’Inter da allenatore, poi sfumato, nell’estate di una decina d’anni fa, a quello che mi inviò nell’agosto 2019, subito dopo il primo trapianto: “Adesso sono pettinato come te”. Ricordo l’incontro casuale in un ristorante di Madrid, quando era ct della nazionale serba, e mi presentò al connazionale Mijatovic come se fossi un suo vecchio amico.
A pelle ci piacevamo, c’era chimica, affinitá, simpatia. Avevamo un bel rapporto. Quando lo ritrovavo sui campi era carino e affettuoso, ironico e mai banale.
Dai tempi dell’Inter l’ho intervistato decine di volte, ma il regalo più gradito me lo fece quando accettò di venire nella nostra parrocchia – il 13 dicembre 2015 – per incontrare i bambini delle squadre dell’ODI Turro.
Era l’anno in cui allenava il Milan, e quando pochi giorni prima lo chiamai per invitarlo, non esitò un secondo. Rispose subito si e organizzammo la serata. Gli piaceva raccontarsi e dare consigli, come se davanti avesse i suoi figli.
Era molto religioso, si arrabbiava quando sentiva espressioni blasfeme dai suoi giocatori e, complice la guerra, era particolarmente incline ad aiutare la gente in difficoltá, senza farsi pubblicitá. Per comprenderne meglio la grandezza, vi racconto un episodio pescato tra i ricordi: Mihajlovic era entrato in confidenza con il caposcalo di Fiumicino, che una notte lo svegliò per comunicargli che c’era un charter serbo fermo in pista che non aveva i soldi per fare carburante. Lui si alzò, andò in aeroporto e pagò il pieno dell’aereo.
In un mondo come quello del calcio che vive più di apparenza che di sostanza, Sinisa era una persona vera, semplice. Anzi speciale. Anche per questo lo ricordo e lo piango come quando se ne va uno di famiglia.

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